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Medici calabresi in missione umanitaria in Africa

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Immagine da Galleria foto_www.asmevcalabria.it

L’Africa, “il continente nero”, è stato nella storia terra di conquista e sfruttamenti da parte di nazioni europee in cerca di guadagni. Terra ricca e poverissima nello stesso tempo è da decenni segnata da conflitti, lotte intestine e guerre civili. È il continente, inoltre, dove si concentrano maggiormente gli sforzi missionari per dare un sostegno economico e umano a una popolazione ai limiti della sopravvivenza, che deve far fronte a patologie dilaganti come tubercolosi, malaria, Aids, ma anche ad altre, meno gravi, come quelle renali.
 
In questo quadro è nata l’iniziativa di un gruppo di medici calabresi che hanno aperto un Centro di dialisi ad Asmara, dopo un accordo tra il ministro della Salute eritreo, Saleh Meky e l’associazione As.Me.V., che cooperava in Eritrea già da diversi anni. Lo Stato eritreo è al 164° posto su 182 nella lista dell’indice di sviluppo umano dell’Onu e quindi a rendere drammatica la situazione, oltre al 35% di analfabeti, è la presenza di un sistema sanitario inefficace. L’ASMEV-CALABRIA (Onlus) è stata fondata il 2-10-2009, ed è una evoluzione naturale del già citato As.Me.V, che appunto si pone in linea di continuità con la sua attività. Questo nuovo soggetto operante in Eritrea ha aperto e gestisce il primo centro di Emodialisi presso l’ospedale Orotta di Asmara, l’unico centro terapico pubblico per emodializzati oggi esistente e funzionante in tutta l’area del Corno d’Africa. Il progetto, che si chiama “Un rene per la vita”, ha come obiettivo non solo l’aiuto economico, che si esprime in una fornitura di tecnologia altamente sofisticata e il relativo materiale di ricambio e manutenzione, ma soprattutto una formazione del personale medico e paramedico eritreo in modo da poter giungere ad avere un Centro Terapico autonomo.
 
Il Centro Dialisi, che si chiama “Calabria”, sarà inaugurato nei primi mesi di quest’anno. Tra i soci fondatori e componenti del Consiglio Direttivo, Roberto Pititto, medico nefrologo, è il presidente di ASMEV-CALABRIA ONLUS e responsabile di questo progetto umanitario in Eritrea; ne fanno parte anche Emanuela D’Anello, medico nefrologo, coordinatrice di segreteria e Sergio Zanardi, addetto stampa.
 

La storia del progetto “Dona un rene”
Il 28 maggio 2005, presso l’assessorato al lavoro della Regione Calabria, l’allora assessore Egidio Masella, sottoscrive un protocollo d’intesa, con il Ministro della Salute eritreo, Saley Meki, alla presenza dell’Ambasciatore eritreo a Roma, Zemeda Tekle. Per le dimissioni di Masella, il progetto si arena momentaneamente e riparte solo durante l’estate 2007, dopo molti mesi in attesa di risposte istituzionali. Nel corso dell’estate, i volontari dell’Asmev, improvvisandosi showman, organizzano estemporanei eventi in alcune località costiere del Sud Tirreno cosentino, da Diamante ad Amantea.
Il primo evento/spettacolo si è svolto a Paola, in Piazza del Popolo, dove l’attrice tedesca Gabriella Jonnhen, si è esibita in una performance canora.

Tra i privati, la maggiore partecipazione si è registrata presso il Villaggio Turistico La Principessa, di Campora San Giovanni, grazie al passionale sostegno del capo animatore Sergio Cuglietta.
La fondazione Beniamino Pulejo, il fondatore della Gazzetta del Sud, ha donato uno dei 4 reni artificiali. A fine anno 2007, Turismo in Calabria – Magazine, ha partecipato alla campagna umanitaria, pubblicando un calendario 2008 “Castelli di Calabria”.
Il 12 gennaio 2008, i dirigenti volontari dell’Asmev, Gabriele Getmanò (presidente), Francesco Romeo (segretario generale), Roberto Pititto (segretario per la Calabria e responsabile tecnico del progetto), sono volati in Eritrea, insieme ai tecnici Giancarlo Carravetta e Francesco Zappone.
Il 21 gennaio 2008, cioè solo una settimana dopo, è stata somministrata la prima dialisi ad un ragazzino eritro di 11 anni in crisi renale acuta.

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ecco qualcosa che dà lustro alla Calabria e dimostra che abbiamo tra di noi molta gente degna di rispetto e di ammirazione

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SI FA' ONORE SENTIRE NOTIZIE DEL GENERE

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purtroppo a queste spesso non viene data la giusta risonanza

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in africa sono semprepochi gli interventi che vengono effettuati visto la situazione e ei vari disagi che questa povera gente ha

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INFATTI CI VORREBBERO PIU' INTERVENTI DEL GENERE IN MODO MOLTO FREQUENTE E' UN POPOLO CHE VA AIUTATO MOLTO TROPPO DEGRADO TROPPA POVERTA' REGNA

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hai ragione.Al mio paese il parroco è della Tanzania.In paese molti si sono impegnati per aiutare,portando di persona generi di prima necessità al villaggio.Ma,cosa più importante,hanno organizzato uno stand nelle varie feste patronali x vendere i manufatti africani,dando così una mano senza magari farli sentire troppo a disagio.Bello,no?volete partecipare?le persone in questione sono degne della massima fiducia,siamo sicuri che le donazioni non andranno a finire nelle mani sbagliate.

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L'INIZIATIVA E' INTERESSANTE ANCHE SE E' SEMPRE POCO

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ma,sai,è proprio quel poco che aiuta davvero.Sono supersicura (purtroppo),che i miliardi raccolti x l epopolazioni sofferenti chi sa dove vanno a finire..invece quel poco che portiamo laggiù è sicuro.

Benemeriti volontari


Ho letto l'articolo di cui sopra "Medici calabresi in missione umanitaria in Africa". Cosa posso dire in merito? Come definire queste persone di indiscusso valore che parlano poco e agiscono molto? Senza dubbio, sono benemeriti volontari “senza frontiere” che onorano la scienza e l’arte medica e corporizzano appieno il vero obiettivo di Ippocrite, che poneva come criterio deontologico irrinunciabile quello di "servire la vita, tutta la vita e la vita di ciascun essere umano".

"Testimoni muti"...


A mio modesto parere, questi medici calabresi sono da definire "silenziosi testimoni" della solidarietà umana. Visivamente mi riportano l’immagine dei "Testimoni" muti della famosa opera del grande maestro Mimmo Palladino, che si trova proprio in Calabria, nel Parco archeologico di Scolacium.
Evidentemente il fenomeno "Medici senza frontiere" ha fatto e continua a fare scuola. Non dimentichiamo che a "Medici senza frontiere", nel 1999, è stato attribuito il prestigioso premio Nobel. Non possiamo che complimentarci e augurare al gruppo dei medici calabresi, impegnati nel progetto "Un rene per la vita", la stessa cassa di risonanza di tante altre associazioni umanitarie.

http://www.wikio.it

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