La Pasqua a Nocera Terinese |
La Pasqua riaccende la voglia di scoprire tradizioni antiche, usanze e costumi spesso dimenticati di un paese come l’Italia, legata molto alle sue tradizioni, specialmente religiose.
Questa riscoperta viaggia di pari passo all’esigenza di non spendere troppo in un periodo non proprio positivo per l’economia. Uno studio di Venere.com (il portale di prenotazioni online) ha rilevato, infatti, che il 35 % degli iscritti preferisce godersi i giorni di festa in Italia, piuttosto che raggiungere posti esotici.
In Calabria in vari borghi, durante la Settimana Santa, si celebrano commemorazioni che ricordano al Passione e la Morte di Gesù. Tra le più interessanti, con origini antichissime (risalente all'incirca al 1260-1300 d. C.) si svolge ogni anno a Nocera Terinese; rito molto sentito tra i paesani di ogni età e di ogni classe sociale.
Nocera Terinese è un piccolo paese in provincia di Catanzaro, sul mar Tirreno. In occasione del venerdì e del Sabato Santo di Pasqua tra le vie della città si compie il 'Rito del sangue' mediante un'autoflagellazione messa in atto dai 'Vattienti', persone del luogo che per devozione, per grazia ricevuta o per un voto si percuotono i 'polponi' delle cosce e delle gambe con la 'Rosa' (un disco di sughero levigato), fino a farvi confluire il sangue; dopodiché passano all’uso del 'Cardo' (altro disco di sughero sul quale sono infissi 13 pezzi di vetro acuminati che rappresentano Gesù e gli apostoli, tenuti insieme da una mistura di cere vergini) provocandosi profonde lacerazioni con una conseguente abbondante fuoriuscita di sangue.
Insieme al Vattiente c’è un’altra figura, l’acciomu (parola dialettale che deriva dal latino Ecce Homo) solitamente impersonata da un ragazzo vestito con un drappo rosso, a rappresentare Gesù dopo la flagellazione, quando fu deriso, vestito come il “Re dei Giudei” con una corona di spine e il mantello sulle spalle.
Alla fine della rappresentazione e nei giorni successivi, il sangue del vattiente misto al vino, resta sui muri e sulle strade del paese finché non sarà la pioggia a cancellarne le tracce.
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