Favola d’amore al Monte Tiriolo |
A chi non è successo di provare attrazione per i segreti e le curiosità che si possono celare dietro a un castello, a un palazzo, a un luogo sacro, a un paesaggio. Miti e leggende accompagnano spesso stranezze naturali, personaggi ed eroi e colorano vicende altrimenti troppo normali, e quindi noiose. La nostra mente ha bisogno di queste distrazioni fantastiche, fascinazioni romantiche magari; storie di cui spesso si è perduta l’origine e che caricano la realtà di magia.
È quello che succede al Monte Tiriolo, presso l’omonimo comune di pochi abitanti, in provincia di Catanzaro. Il monte è sicuramente un attrattiva per gli amanti della natura e della geologia; ricco di minerali tra cui quarzo, calcite, graniti, miche, ferro. Anche la flora e la fauna sono variegati: si può trovare il Falco Pellegrino, la Timpa di Sovarico, allocchi, barbagianni, la volpe, il tasso, la faina. L'attività umana indicata è avvalorata da diversi rinvenimenti archeologici avvenuti sulla cima e sul versante Sud-Est. Tra questi ruderi copiosa è stata la raccolta di ceramica di epoca medioevale ed altresì interessante il recupero di alcune monete antiche, medioevali e moderne che ci indicano la frequentazione che questa città ha avuto in tempi antichi per motivi di sicurezza e di difesa.
Il Mito:
La leggenda legata al monte narra che un mitico Re Niliu, al cui nome si richiama una grotta dritta, a cunicolo, che dal centro del crinale si perde nelle viscere del monte Tiriolo.
Niliu, rampollo principesco, s'invaghisce di una giovane popolana, con la quale compie una fuga d'amore perché i propositi di coronare felicemente il loro sogno, vengono contrastati dalla madre.
Sul giovane in fuga pesa la maledizione dei genitori: sciogliersi come cera colpito dai raggi del sole.
Niliu può incontrare la moglie e il figlio nato dall'unione con la fanciulla, soltanto di notte nel lungo cunicolo naturale che dalla cima del monte arriva fin sul mare, nei pressi della foce del Corace, dove nel frattempo aveva trovato riparo il resto della famiglia. Il giovane viene avvertito del sorgere del sole dal canto del gallo.
La bella storia d'amore tra il principe e la popolana, arricchita dal sorriso di un fanciullo, va avanti per parecchio tempo fino a quando le fate hanno deciso di non far cantare il gallo.
Nella fatidica alba, sorpreso dai raggi del sole, Niliu in preda alla disperazione, al servo fedele che chiede conto del lascito delle ricchezze, predice di lasciare tutto al diavolo, il quale a sua volta, diviso il denaro in tre gruzzoli (d'oro, d'argentoo e di bronzo) lo nasconde nelle viscere del monte. L'incantesimo, narra la leggenda in conclusione, si può solo rompere con il ricorso a pratica diabolica.
La scuola media statale di Tiriolo ha anche dedicato una rappresentazion teatrale a questa leggenda dove si immagina che Demodoco (cantore della corte di Alcinoo) narra tale leggenda per allietare una delle serate trascorse da Ulisse nella terra di Tiriolo. Se volete leggere un brano in dialetto del testo cliccate qui.
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