Menù calabresi all’insegna della tradizione pasquale |
La Pasqua è una festività da sempre legata alle tradizioni culinarie. Il menù in Calabria scandisce la vita religiosa e spirituale dei suoi abitanti e in particolare la tradizione del periodo pasquale vuole che si mangi ‘di magro’, e quindi il pesce. Da sempre protagonista delle tavole calabresi, durante il periodo pasquale, e' il pesce e in particolare lo stoccafisso, meglio conosciuto come "stocco". "Si tratta di un prodotto storicamente legato al territorio e alla tradizione gastronomica - spiega Consolato Arconte, 'spugnatore' di stoccafisso a Reggio Calabria da 58 anni (Agi)
Lo stoccafisso, meglio conosciuto come “stocco”, unisce tradizione e innovazione in quanto è un alimento che ben si adatta anche alla preparazione di piatti moderni e innovativi e che soddisfa le esigenze delle nuove generazioni.
Inoltre, contrariamente a questo si pensa, e' facile e veloce da preparare ed e' anche economico: "Lo stoccafisso può essere acquistato già ammollato - continua Arconte -. In questo caso bastano solo 15 minuti per cucinarlo e portarlo in tavola. E' quindi un ingrediente estremamente pratico. Infine, oggi e' molto importante anche l'aspetto economico. Lo stoccafisso e' economico perchè non ha praticamente scarti, si può consumare quasi il 100% del prodotto acquistato. Con altri tipi di pesce, invece, a volte si è costretti a scartare fino al 50%".
In provincia di Reggio Calabria si svolgono due importanti eventi che hanno come protagonista lo stoccafisso: a Mammola in agosto si svolge la tradizionale Sagra dello Stocco, considerata una tra le più importanti manifestazione della Calabria; mentre a Cittanova, sempre in agosto si tiene la “Festa nazionale dello Stocco”.
La storia
Come si legge sul sito www.stoccodimammola.com, Nel lontano 1432, Piero Querini, veneziano e commerciante, sbagliando rotta di navigazione, invece che raggiungere Anversa, naufragò con i suoi marinai su un’isola deserta nel grande Nord. Furono salvati dopo un mese da alcuni pescatori delle isole Lofoten (Norvegia) e lì ebbero modo di conoscere e apprezzare lo stoccafisso, cioè il merluzzo nordico lasciato seccare al vento asciutto e alle bassissime temperature dell’artico. Apprezzato, oltre che a livello culinario, fu anche il suo impiego commerciale, poiché il pesce così trattato si manteneva inalterato per lunghissimo tempo, e si prestava quindi ad essere trasportato e commercializzato senza alterazioni.
Attraverso vari collegamenti commerciali arrivò fino a Napoli, e da lì fino a Pizzo, dove attraversando le montagne delle Serre sul dorso dei muli, giunsero a Mammola, dove trovò il suo habitat naturale grazie soprattutto alla particolare composizione della sua acqua, ricca di ferro, magnesio e calcio. A contatto con la gastronomia del Sud Italia, il piatto si arricchì di sapori e ingredienti tipicamente mediterranei.
Le tradizioni culinarie dello “stocco alla mammolese” si tramandano da secoli e sono conosciute ben al di fuori di Mammola perchè, anticamente lo stocco era usato anche come merce di scambio e veniva, inoltre, regalato e portato con sé da chi partiva emigrante.
Alimento che si integrò a tal punto nella cultura calabrese da influenzare anche il linguaggio, tanto da entrare in alcuni detti calabresi come “Ti facisti comu n’ala di stoccu”, “si ficiro comu ‘u stoccu”.
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sono le classiche faste da abbuffarsi a piu' non posso