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Presentazione del volume di Nino Amadore "La Calabria sottosopra"

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«La ’ndrangheta è viva e marcia insieme a
noi». La frase era su uno striscione portato da una ragazza quindicenne nella
marcia contro la ‘ndrangheta sabato 25 settembre a Reggio Calabria.  Uno
slogan che riassume completamente la situazione della Calabria di oggi e che
Nino Amadore, giornalista del Sole 24Ore che da anni segue la nostra regione
per le pagine locali del suo giornale,  prova a indagare nel libro in
uscita per i tipi della casa editrice Rubbettino di Soveria Mannelli
(Catanzaro) che appunto si intitola “La Calabria sottosopra”. Il volume, in
libreria domani, è un’inchiesta sulla contaminazione culturale che la
‘ndrangheta ha saputo organizzare, permeando con i suoi uomini tutto ciò che
era possibile permeare.

Un libro che prova a raccontare le
conseguenze concrete del sottosviluppo mafioso cui non sono estranee le scelte
e le azioni di una classe dirigente troppo a lungo legata direttamente ai
famigli delle ‘ndrine o alla loro subcultura mafiosa. Ma anche una classe
politica che si è allenata, a destra come a sinistra, a rappresentare interessi
molto spesso opachi, molto spesso della ‘ndrangheta. Così la rappresentanza
dell’illegalità è diventata un fatto naturale, scontato, tanto da far apparire
ai più folle chi osa ribellarsi al potere costituito che qui non è lo stato ma
il potere parallelo. La ‘ndrangheta, certo, ha capito prima degli altri che
bisognava attrezzarsi e non farsi travolgere dal futuro: ha mandato i propri
figli a studiare, ha occupato l’università più predisposta a certe operazioni
come quella di Messina, ha fatto valere il proprio potere sul mercato degli
scambi crimin ali con la mafia siciliana. La ‘ndrangheta si è quasi fatta
classe dirigente in enti locali, province, unità sanitarie locali e mutuando i
riti massonici o entrando a pieno titolo nelle logge ha portato i propri uomini
nei salotti buoni. E così anche chi si credeva esente da certo malaffare
criminale, come la provincia di Cosenza, non lo è più. Anche il migliore degli
esperimenti come l’Università di Arcavacata a Rende, esempio di convento laico
per una possibile e liberale classe dirigente del domani, ha dimostrato tutti i
limiti.   

Una regione che è un nodo
da sciogliere perché è la dimostrazione concreta, dati alla mano e storie a
bizzeffe, di come non sia possibile in Italia un  vero federalismo fiscale
che veda gli enti locali protagonisti per esempio della caccia agli evasori
fiscali: ve lo immaginate un sindaco eletto in Calabria con i voti delle
famiglie mafiose andare in cerca di evasori fiscali? O vi immaginate quel
giovane primo cittadino, un professionista, il quale pur di essere eletto dice
candidamente che la lotta alla ‘ndrangheta spetta allo Stato e non ai Comuni?
Per non parlare degli imprenditori: alcuni (pochi) che provano a lanciare
messaggi antimafia, qualche altro come Pippo Callipo che ne fa una battaglia
umana, passionale, qualche altro che pensa di darla a bere a tutti cercando
alibi per continuare a fare quello che ha sempre fatto: il colluso. Pochissimi si
presentano in questura o dai carabinieri per denunciare il racket o pressioni
sugli appalti.  C’è tutto questo e altro ancora nel libro di Amadore. Il
quale indaga senza pregiudizi ma anche senza voler nascondere nulla. E guarda
la Calabria ancora dal bar Bristol, il locale di fronte all’Università di
Messina dove i giovani rampolli di ‘ndrangheta si fermavano a chiacchierare e
qualche volta a decidere grandi strategie. Criminali. 

Mercoledì 10 novembre
2010, ore 17,30
Libreria Enoarcano, via delle Paste 106, Roma, saranno presenti
oltre all'autore anche Ivan Lo Bello, Presidente Confindustria Sicilia, Giuseppe
Pignatone, Procuratore Capo di Reggio Calabria, e come moderatore Marcello
Masi, Vicedirettore del Tg2.

mi piace!lo leggerò. Tengo



mi piace!lo leggerò. Tengo però a precisare che la Rubettino ha dato alle stampe anche il libro di Gioacchino Criaco...Anime nere... che incredibilmente descriveva la 'ndrangheta e i suoi protagonisti come degli angeli calati in terra... strane strategie editoriali!

ritratto di Bryh
Calabria soprasotto.!


Si spera sempre che il sotto diventi sopra, ma in questo momento è il sopra che è finito sotto le ruote del carro.! Quel carro che non cammina perché i buoi sono attaccatti alla rinfusa ed ognuno contrasta il tiro degli altri.! Non il classico “carro davanti ai buoi”.! Molti buoi sono pure sul carro e molti altri sono a guardare quelli che tirano ognuno per il proprio verso.! Ma lo sperare non basta.!


La Calabria avrebbe bisogno di buoni Amministratori, fin dalle infime Istituzioni, e solo allora si potrebbe cominciare a parlare di decollo morale, legale, trasparente, produttivo.! Allo stato attuale, con tutta la buona volontà del poco più del 25% dei Calabresi, la Regione sembra ingessata dentro una corazza da dove ognuno dice la sua, ma pochi riescono a fare veramente qualcosa.!


Ogni Opera editoriale va bene, ma è necessario che venga diffusa, magari in edizione ridotta, accessibile e gratuita, a tutti gli studenti, almeno delle scuole medie ed universitarie.! Lasciandole in libreria o in edicola, senza forzare la mano, si rischia di rimanere sempre nella cerchia di coloro che già ne sanno abbastanza, senza aggiungere nulla alla Cultura ridotta al solo parlare.!

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