"La Calabria migliore abita a Germaneto" (tratto da "Fondamentale" pubblicazione AIRC/ aprile 2011) |
Il gregge di pecore che attraversa la carreggiata, diretto
sulle colline che incorniciano il panorama, non infastidisce il viaggiatore,
costretto dalla strada alla bassa velocità. A pochi metri, un imponente centro
d'eccellenza, dotato di tecnologie d'avanguardia per lo studio, tra le altre
cose, di nuovi farmaci per sconfiggere il cancro e per la creazione di
nanovettori diretti contro le cellule malate. Un contrasto che riempie di
orgoglio Pierfrancesco Tassone, ricercatore e clinico, oncologo dell'Università
degli Studi "Magna Grecia" di Catanzaro e direttore dell'Unità
operativa complessa di oncologia medica e terapie innovative della Fondazione
Campanella.
Siamo a pochi chilometri dal centro di Catanzaro, nel campus di
Germaneto, intitolato a Salvatore Venuta, oncologo, fondatore e primo rettore
dell'Ateneo catanzarese. A oltre vent'anni da quando Tassone lo accompagnò fin
qui per un sopralluogo, molto è cambiato e ora il campus è una realtà. Da undici anni in forza all'Università degli studi
"Magna Grecia" di Catanzaro, dove ha studiato, Tassone ha avuto la
nomina di Adjunct Professor alla Temple University di Filadelfia. Oggi, ai
riconoscimenti per i suoi meriti scientifici, si è aggiunto un nuovo motivo di
soddisfazione. Infatti è responsabile di un ambizioso progetto di ricerca della
durata di cinque anni, finanziato da AIRC con i proventi del 5 per mille, per
un totale di dieci milioni di euro, che coinvolge sette unità di ricerca in
tutta Italia e ottanta persone. L'obiettivo è quello di sviluppare terapie
innovative per due neoplasie ematologiche ancora di difficile curabilità, il
mieloma multiplo e la laucemia linfatica cronica. Tassone studia il microambiente
cellulare e uno dei meccanismi più importanti di regolazione della
proliferazione e della sopravvivenza cellulare, i microRNA.
E' stato proprio grazie a una telefonata dell'allora
presidente di facoltà Salvatore Venuta che Tassone, neolaureato e già impiegato
come medico, decise di dedicarsi alla ricerca. Nato a Serra San Bruno, un
paesino di mille abitanti, 47 anni fa, fin dalle scuole medie sapeva che
avrebbe fatto il dottore. "Le valigie degli emigranti poverissimi ancora oggi
sono impresse nella mia mente", ricorda. E' stata forse questa immagine
dolorosa a muoverlo alla ribellione nei confronti dei suggerimenti dei genitori
che lo spingevano a frequentare un ateneo nel Nord Italia. "Avevo un forte
desiderio di rivalsa. Ma anche rabbia per la perdita di uomini e mezzi che la
nostra terra ha sempre vissuto. Mi chiedevo continuamente: perchè andarsene?
perchè non provare a rimanere?" Le sue scelte professionali lo dimostrano:
la volontà di costruire qualcosa di importante per la sua Calabria ha sempre
prevalso sulla tentazione di stabilirsi definitivamente all'estero. E le
occasioni non sono certo mancate, in carie Università americane. Ogni volta in
partenza ma con un biglietto di ritorno in tasca: "Non ho mai pensato di
rimanere all'estero, dove però un ricercatore trova le condizioni per dare il
meglio di sè, dedicandosi interamente alla scienza senza doversi occupare di
altre questioni, come invece accade qui in Italia".
Un grande amore, quello per la sua terra, che condivide con
la moglie, pediatra ricercatrice. Il grande campus pensato per Catanzaro e la
Calabria tutta è un progetto che entrambi sentono come proprio, tanto che nelle
foto del loro matrimonio si riconosce tra i testimoni proprio Salvatore Venuta,
il padre nobile dell'iniziativa.
Da clinico, l'attenzione di Tassone è sempre rivolta al
paziente, anche quando toglie il camice del medico per entrare in laboratorio.
Al New York Medical Collage, nel laboratorio dell'immunologo Soldano Ferrone,
Tassone si è occupato di produzione e caratterizzazione di anticorpi
monoclonali da usare come nuovi agenti terapeutici nelle neoplasie del sangue.
Dopo un periodo all'Istituto tumori Fondazione Pascale di Napoli e poi
all'Istituto nazionale tumori di Milano, è tornato a Catanzaro. "A un
certo punto mi apparve chiaro che dovevo partire per approfondire le mie
conoscenze sui tumori ereditari, in un'ottica di personalizzazione dei
trattamenti. Infatti, identificando le caratteristiche genetiche che
predispongono alla malattia è possibile predire i diversi profili di risposta
ai trattamenti". Questo interesse nasce dalla realtà calabrese, dove le
patologie ereditarie sono più numerose che altrove.
Al campus di Germaneto, biologi molecolari, chimici,
biotecnologi, oncologi, medici e operatori sanitari lavorano in stretta prossimità
e ciò facilita l'integrazione dei saperi e la collaborazione tra figure dalle
diverse competenze. L'architettura crea collegamenti per uno spazio senza
barriere che bene traduce l'idea della ricerca traslazionale. Gli skywalk tra
gli edifici del campus, ponti sospesi tra una struttura e l'altra, sono anche
vie di comunicazione tra la ricerca e la clinica e permettono un rapido
trasferimento di uomini e di conoscenze per il miglioramento della vita del
paziente. In pochi minuti, infatti, passiamo da un edificio all'altro,
attraverso questi corridoi a cielo aperto: dai laboratori di biologia
molecolare e dai moderni strumenti nanotecnologici, al day hospital e al
reparto con i degenti. Il cliema che si respira è più che cordiale, quasi
fraterno. I colleghi di Tassone sono per di più giovani e calabresi, "è la
Calabria giovane, energica, che non si scoraggia e vuole reagire", dice Tassone.
Il suo centro è già polo di attrazione per i malati oncologici delle aree
circostanti. "Abbiamo l'obbligo morale di fare qualcosa per questa terra e
per l'Italia intera. Ora abbiamo gli strumenti e grazie ad AIRC guidiamo un
progetto ambizioso. Intendiamo curare malattie gravi, vogliamo essere degni
della fiducia che gli italiani hanno riposto in noi attraverso il loro 5 per
mille".
Il progetto per i prossimi cinque anni è di lavorare sui
microRNA, ovvero frammenti di RNA che regolano la trasmissione delle
informazioni, la cui alterazione è associata ad alcune forme di cancro, alla
ricerca di applicazioni terapeutiche che potrebbero non fermarsi solo
all'oncologia. I primi passi verso questa rivoluzione si stanno compiendo, qui
nella Calabria che funziona.
(a cura di Nicla Panciera)
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Ecco una delle “forze migliori calabresi” che va per altri lidi, ma decide di tornare per dare un contributo attivo alla sua terra.: Pierfrancesco Tassone, ricercatore e clinico, oncologo dell'Università di Catanzaro, direttore dell'Unità operativa complessa di oncologia medica e terapie innovative, con sede in Germaneto, a pochi chilometri da Catanzaro.!
La prestigiosa Clinica Oncologica, assistita dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e garantita anche dal gettito proveniente dal 5% delle tasse degli Italiani, sarà indubbiamente il fiore all’occhiello della Calabria, con la speranza che, in caso di necessità, le Istituzioni intervengano a sostegno e che il malaffare le stia lontano.!