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IL RITO DEI VATTIENTI A NOCERA TERINESE - Don PIno Latelli

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A
Nocera Terinese (CZ), anche quest’anno, continueranno a ripetersi, come del
resto ormai da tempo immemorabile, gli antichi riti della Settimana Santa, che
preludono a quello più singolare del Sabato Santo con la solenne Processione
dell’Addolorata ed il concomitante rito di sangue dei Vattienti. 

Al
visitatore che, uscito dall’autostrada Salerno-Reggio Calabria allo svincolo di
Falerna, si addentra tra le ridenti colline coperte di ulivi, appare, dopo
pochi chilometri, adagiata tra il verde dei boschi, Nocera Terinese, paese
ricco di storia, di tradizioni e di monumenti. 
All’approssimarsi
della Pasqua, questa ridente cittadina, diviene meta di gente desiderosa di assistere  al secolare rito dei Vattienti,
penitenti che si battono a sangue alcuni il Venerdì Santo sera e altri  nel corso del Sabato Santo. 
Ma
chi sono questi Vattienti?: “Sono uomini – dice il Prof. Ernesto Pontieri,
illustre storico, due volte Rettore dell’Università di Napoli e nativo di
Nocera Terinese – che adempiono il voto o praticano la devozione, una volta
tramandata da padre in figlio, di flagellarsi pubblicamente, a ciò mossi
dall’intento di castigare la carne, strumento del peccato, ed unirsi spiritualmente
e sensibilmente a Cristo nelle sofferenze che precedettero la sua Crocifissione”. 

Per
una maggiore comprensione osserviamo dettagliatamente come si svolge il rito.
Mentre per le strade del paese si svolge la Processione della Madonna Addolorata,
opera di pregevole scuola napoletana del secolo XVI, alcune persone, che
intendono battersi, si allontanano dalla processione. 
Raggiunti
in fretta i locali adibiti alla preparazione, si dà luogo alla vestizione. Il
Vattente si avvolge il capo con un drappo nero detto “mannile”, antico
copricapo usato dalle donne maritate noceresi, indossa una maglietta ed un paio
di pantaloni corti neri. Il Vattente si cinge il capo con una corona di spine
fatta di “sparacogna”, asparago selvatico, che cresce spontaneo nei luoghi
ombrosi delle campagne noceresi. Al Vattente si aggiunge un altro personaggio,
che lo accompagnerà lungo tutto il suo pellegrinaggio: l’Acciomu, ossia l’Ecce
Homo che indossa un lungo drappo rosso. Porta una croce, avvolta con un panno
rosso, che egli stringe tra le braccia. E’ scalzo, come il Vattente, ed il suo
capo è coronato con la “spina santa” , dai rami lunghi ed aculei. Dopo aver
iperemizzato o “arrosato”, come si suole dire in gergo, le cosce e i polpacci
con le mani e poi con la “rosa”, un disco di sughero, il Vattente inizia a
battersi con il “cardu”, altro disco di sughero su cui sono infissi tredici
acuminati pezzetti di vetro, detti “lanze”. Il sangue comincia a sgorgare
abbondantemente, ed il vattiente inizia la corsa che lo porterà a battersi sul
sagrato delle Chiese, vicino alle edicole dei Santi, passando dalla case degli
amici e degli ammalati. Quando incontra la statua della Madonna Addolorata, genuflette
davanti ad essa, fa il segno della croce, si percuote e versa il suo sangue ai
piedi della Vergine e termina dando un bacio alla sacra effige, in segno di
devozione. Il Vattente, completato il giro, ritorna nei locali della
preparazione, si deterge le ferite con un infuso di acqua e rosmarino e si
unisce al corteo dei fedeli.

Questo
il rito. Ma le origini? Il Prof. Ernesto Pontieri, sostiene che
“probabilmente  l’introduzione dei
vattienti  a Nocera Terinese
avvenne nel corso del secolo XIV, per la presenza in tale epoca di Compagnie di
Flagellanti in diversi centri dell’Italia meridionale; ma – continua l’illustre
storico - può discendere anche al secolo successivo, periodo per Nocera di
particolare fervore religioso, come testimoniano l’arrivo nel suo territorio
degli Agostiniani e dei Minori Conventuali, che educati all’ascetica
medioevale, vedevano nella violenza mortificatrice della carne una
purificazione”. 
Il
Prof. Antonino Basile, fondatore del Museo Etnografico di Palmi e della rivista
“Folklore di Calabria”, sostiene che la cerimonia che si svolge a Nocera nella
Settimana Santa, risente della concezione medioevale e della partecipazione
alle sofferenze di Cristo, ma le origini di essa non sono cristiane né
medioevali ma rimandano ai riti propiziazione della fecondità della terra, per
la morte di Attis, Adone e di altre divinità della vegetazione, destinata a
rinascere e risorgere attraverso 
l’offerta del sangue da parte del sacerdote o del fedele.

Articolo di Don
Pino Latelli

ritratto di Bryh
Rito dei Vattienti a Nocera Terinese (Cz).!


Complimenti a Don Pino Latelli per la dettagliata descrizione del Rito dei Vattienti in corso durante questa Settimana Santa.! Avere memoria del proprio passato è indice di Cultura per mantenere vivo il desiderio di continuare ad essere.!

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