L’esperienza di Libera ad Isola Capo Rizzuto e nel Crotonese: nei terreni confiscati si fa agricoltura etica |
Non basta confiscare i terreni alla ‘ndrangheta, e neppure riassegnarli. C’è un terzo passo da compiere: bisogna utilizzarli “eticamente”. Coltivando prodotti di qualità che siano frutto di un’agricoltura biologica, a basso impatto ambientale, che rispetti le regole di un mercato “pulito” ma anche quelle della terra e dell’ambiente. C’è anche l’esperienza in corso sui terreni confiscati del Crotonese tra le eccellenze e le buone pratiche evidenziate dalle tappe di “Caralabria”, la carovana con la quale Legambiente Calabria sta attraversando la regione alla ricerca di storie positive, che raccontano innovazione, bellezza e qualità. E Isola Capo Rizzuto è stata scelta per approfondire un aspetto preciso del binomio tra ambiente e legalità che l’associazione del cigno ritiene “inscindibile”. Partendo dall’esperienza faticosa ma emblematica che un gruppo di associazioni, istituzioni e organizzazioni di categoria sta attuando nel territorio del Crotonese, con la costituzione di una cooperativa di giovani incaricati di gestire i campi sottratti alla ‘ndrangheta e i successivi frutti che ne deriveranno, Caralabria si è concentrata sul passo successivo. Illustrato dai rappresentanti locali di Libera.
Il sindaco di Isola Capo Rizzuto Carla Girasole, ha poi ripercorso i «due anni di intenso lavoro, dai primi raccolti al bando per la cooperativa, che oggi stanno portando al compimento di un esperimento dal forte significato simbolico». «È stata dura – ha aggiunto il sindaco – ma è uno sforzo di legalità e di educazione alla legalità che tutti insieme abbiamo deciso di compiere».
Alla tappa crotonese della carovana ha voluto essere presente anche il presidente della commissione regionale antimafia, il consigliere regionale Salvatore Magarò, che si è detto felice di una iniziativa che «descrive una Calabria non abbastanza raccontata – ha spiegato – e fatta di gente che si impegna in prima persona per combattere la malavita organizzata. Se facciamo rete, il fenomeno può essere contrastato e sconfitto».
Infine la targa di Caralabria, assegnata simbolicamente ad Antonio Tata in rappresentanza di tutti i soggetti che stanno lavorando a questo progetto. A consegnarla è arrivato da Roma l’amministratore di Legambiente nazionale Nunzio Cirino Groccia: «Noi di Legambiente – ha chiarito – in questo percorso di legalità ci vogliamo stare, come vogliamo stare nel percorso di qualità ed eccellenza segnalato da Caralabria. Non è stato difficile individuare le tappe, e questo dimostra che in Calabria le eccellenze e le buone pratiche ci sono; ora si tratta di metterle in rete».
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Sequestrare è confiscare qualunque tipo di patrimonio alla ndhranghjta è un passo avanti nella lotta alla criminalità organizzata il cui scopo principale è quello di arricchimento indiscriminato a spese certamente dei meno abbienti e delle persone oneste.!
L’uso del patrimonio confiscato è un passo successivo, attuabile nella misura in cui il maltolto non venga, attraverso vie traverse, restituito alla stessa ndhranghjta, in un vortice vizioso che potrebbe non avere fine.!
La strada dell’assegnazione ad una Cooperativa di Giovani del patrimonio sequestrato sarebbe la più indicata, ma bisogna verificare se gli interessati non siano oggetto di attacco da parte di coloro che si sono viste soffiare un bene ottenuto anche a colpi di lupara.!
Non mancherà alla Magistratura ed alle Forze dell’Ordine vigilare, al fine di evitare di mettere a rischio persone e interessi di coloro che si prestano ad operare in tali strutture confiscate, lasciando all’intentiva degli interessati di realizzare prodotti, agricoli e/o industriali, in relazione alla possibilità di piazzarli nel mercato interno o esterno che sia.!