Sclerosi multipla, la guarigione è possibile |
La notizia è che anche la Calabria potrebbe avere un centro di riferimento per il cosiddetto metodo Zamboni. L’associazione Ccsvi nella sclerosi multipla ha voluto comunicare ai circa 2mila malati calabresi il progetto a cui si sta lavorando in sinergia con le istituzioni. Luca delle Cave, vive a Castrovillari, ha trentanni, è seduto in prima fila. Abbraccia le stampelle, amiche inseparabili delle sue giornate: «Quest’anno divento maggiorenne nella malattia – scherza – diciotto anni di sclerosi multipla». «Ne avevo tredici – racconta – quando mi sono ammalato». Solo un bambino. «Non ricordo i sintomi». Oggi, di quel nemico invisibile che gli ha cambiato il futuro, sa tutto quello che la scienza ha scoperto, ma non gli basta.
Ha ingaggiato una battaglia personale, la forza che non ti aspetti. La sua trincea è l’associazione di cui è vicepresidente: «Nel direttivo – precisa – siamo tutti giovani e malati». L’intento di Luca e degli altri è far conoscere la ricerca del professor Paolo Zamboni e del dottor Fabrizio Salvi, studi che si fondano sulla tesi che la sclerosi multipla potrebbe essere legata all’insufficienza venosa cronica cerebrospinale. Ci sarebbe, dunque, correlazione tra la patologia e la malformazione dei vasi sanguigni. Il team di clinici avrebbe messo a punto anche la risposta, seppur non risolutiva al problema e cioè un intervento di angioplastica venosa. La sperimentazione parte in diciannove centri italiani e coinvolgerà 680 pazienti. Capofila sarà la città di Ferrara. La Ccsvi calabrese di cui è presidente Assunta Mazzei, ha deciso di far conoscere ciò che accade in altre regioni come ad esempio il Veneto che in questo ambito ha investito ed avviato un percorso istituzionale. Il professor Giampiero Avruscio, direttore della medicina specialistica e Responsabile dell’Angiologia dell’ospedale “Sant’Antonio da Padova”, chiarisce: «Ci sono studi internazionali che dimostrano l’efficacia dell’angioplastica venosa. Ciò che si ottiene è la scomparsa della stanchezza, di cui soffrono moltissimo i malati, il recupero degli sfinteri ed una maggiore autonomia nella mobilità, soprattutto nei pazienti giovani». L’intervento non guarisce la Sclerosi multipla e può avere delle complicanze: «Non parliamo di miracoli, né di cura – aggiunge la presidente regionale dell’associazione –. Si possono avere solo dei miglioramenti. Sarà comunque il neurologo che segue ogni singolo caso a valutare. Non bisogna abbandonare – conclude Assunta Mazzei – le terapie tradizionali». La Ccsvi nella sclerosi Multipla è nata nel 2010 in Italia e nella primavera del 2011 in Calabria. A farne conoscere la mission ha contribuito l’autunno scorso una iniziativa dell’associazione “Idea Città” di cui è presidente Mimmo Frammartino. Convegni in cui mettere in contatto diretto medici e pazienti. Portare il movimento dalla rete virtuale nei luoghi quotidiani ed ancora entrare nelle stanze dei bottoni con una richiesta formulata dalla presidente Mazzei, da Pietro Volpe, primario di Chirurgia vascolare degli ospedali riuniti di Reggio Calabria e da Giovanni Perri, radiologo e membro direttivo Asa (Associazione strutture accreditate) affinché le strutture sanitarie calabresi abbiano la possibilità di somministrare il metodo Pta nel trattamento di pazienti affetti da sclerosi multipla con insufficienza venosa cerebrospinale. di Rosalba Baldino
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La Sclerosi Multipla (SM = Sclerosi a placche o Polisclerosi) è una delle duecento malattie invalidanti che colpiscono il sistema nervoso centrale.! Colpisce soggetti di ogni età e sesso.! E’ oggetto di disabilità permanente con assegno di pensione ed indennità di accompagnamento.! Con un decorso pluridecennale, gradualmente, compromette la mobilità degli arti, l’equilibrio, la vista, la respirazione, la deglutizione, la funzione degli sfinteri, la morbidità muscolare, l’attività sessuale (impotentia coeundi).! Quando colpisce il partner, è causa di separazione, spesso con risvolti drammatici per entrambi.! Nel giro di pochi anni, si finisce sulla carrozzina.! Spesso la malattia subisce un arresto spontaneo ed anche un leggero miglioramento, ma generalmente è progressiva inesorabilmente.!
Gli esperimenti terapeutici nel mondo si susseguono senza sosta.! Dal veleno di cobra, al naudicelle, all’olio di girasole, al cortisone, etc!, fin’oggi tutto è stato vano.! Il metodo Zamboni rappresenta ancora l’ennesima speranza “per chi soffre e per chi vive con chi soffre”.!
Una esperienza trentennale, accanto al partner colpita da SM, all’età di 19 anni, e deceduta, per insufficienza respiratoria, venti anni fa, all’età di 51.!