L'idea di una ricercatrice calabrese può rivoluzionare il design

Lino, canapa, ginestra: le piante bonificatrici dei terreni inquinati da metalli pesanti possono diventare materie prime per produrre nuovi materiali biocompositi da costruzione. "Amici" dell'ambiente e dotati di buone proprietà meccaniche, potrebbero trovare applicazione in ambiti molto diversi, dal design di interni alla produzione di strutture secondarie di auto e aerei. L'idea, sviluppata dalla ricercatrice Giulia Savoja dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, è tra i dieci progetti vincitori della tredicesima edizione del Premio Innovazione Leonardo. La cerimonia di premiazione si è svolta al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia alla presenza del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, del rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta e dei vertici di Leonardo, società leader nel settore aerospazio, difesa e sicurezza.

«L'obiettivo del progetto era quello di rendere i materiali compositi più sostenibili da un punto di vista ambientale», spiega Savoja. «Per questo abbiamo pensato di usare tessuti di fibre vegetali facilmente reperibili in Calabria, come lino, canapa e ginestra: li abbiamo immersi in una matrice bioepossidica derivata dalla resina di pino e abbiamo unito il tutto sfruttando sistemi di produzione già presenti sul nostro territorio, perché in uso nel settore della nautica». Le lamine bidimensionali così ottenute sono state sottoposte a diversi test di laboratorio, in cui hanno dimostrato una buona elasticità e una discreta resistenza alla trazione. Alla luce di queste proprietà meccaniche, spiega la ricercatrice, i nuovi materiali biocompositi «potrebbero essere usati per l'interior design, oppure per produrre pannelli e altre piccole strutture per l'ingegneria civile, o ancora le strutture secondarie di auto e aerei».

27 Nov 2017 0 comment  

Lino, canapa, ginestra: le piante bonificatrici dei terreni inquinati da metalli pesanti possono diventare materie prime per produrre nuovi materiali biocompositi da costruzione. "Amici" dell'ambiente e dotati di buone proprietà meccaniche, potrebbero trovare applicazione in ambiti molto diversi, dal design di interni alla produzione di strutture secondarie di auto e aerei. L'idea, sviluppata dalla ricercatrice Giulia Savoja dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, è tra i dieci progetti vincitori della tredicesima edizione del Premio Innovazione Leonardo. La cerimonia di premiazione si è svolta al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia alla presenza del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, del rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta e dei vertici di Leonardo, società leader nel settore aerospazio, difesa e sicurezza.

«L'obiettivo del progetto era quello di rendere i materiali compositi più sostenibili da un punto di vista ambientale», spiega Savoja. «Per questo abbiamo pensato di usare tessuti di fibre vegetali facilmente reperibili in Calabria, come lino, canapa e ginestra: li abbiamo immersi in una matrice bioepossidica derivata dalla resina di pino e abbiamo unito il tutto sfruttando sistemi di produzione già presenti sul nostro territorio, perché in uso nel settore della nautica». Le lamine bidimensionali così ottenute sono state sottoposte a diversi test di laboratorio, in cui hanno dimostrato una buona elasticità e una discreta resistenza alla trazione. Alla luce di queste proprietà meccaniche, spiega la ricercatrice, i nuovi materiali biocompositi «potrebbero essere usati per l'interior design, oppure per produrre pannelli e altre piccole strutture per l'ingegneria civile, o ancora le strutture secondarie di auto e aerei».

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